Voi lo mangereste il cibo irrorato di pesticidi?

La prima cosa che vorrei fare, prima di parlarvi di pesticidi è porvi una domanda. Se questi uomini che irrorano questo campo hanno bisogno di proteggersi "come marziani" per evitare di entrare a contatto con ciò che irrorano, voi lo mangereste il cibo sul quale hanno spruzzato le sostanze di cui hanno così tanta paura? Mangereste verdure e frutti che hanno assorbito questi pesticidi?


I pesticidi, purtroppo, non si ritrovano solo in superficie ma, essendo sistemici, penetrano in ogni parte delle piante e li ritroviamo ovunque, nel polline, nei fiori e nei frutti. Quindi, a differenza di quanto pensa la maggior parte delle persone, non basta lavare bene la frutta e le verdure per eliminarli.

Il nostro Paese è il maggior "consumatore di pesticidi" per unità di superficie coltivata in Europa e consumiamo ben il 33% di tutti gli insetticidi usati in Europa.

L’Italia detiene, anche, il triste primato per l’incidenza di cancro nell’infanzia, specie per i linfomi, e questo dovrebbe destare l’attenzione nelle istituzioni preposte alla tutela e alla salvaguardia della salute pubblica. I pesticidi, infatti, specie in fasi cruciali dello sviluppo, quali la vita intrauterina o l’infanzia, agiscono a dosi infinitesimali e sono purtroppo, ormai da decenni, presenti nel nostro ambiente, in particolare, nelle acque.

Il termine “pesticida” è genericamente usato per indicare tutte le sostanze che interferiscono, ostacolano o distruggono gli organismi viventi (microrganismi, animali, vegetali). I pesticidi usati in agricoltura (meglio indicati come “fitofarmaci”), sono ampiamente impiegati in tutto il mondo per proteggere le colture da attacchi di funghi, insetti e piante concorrenti. Includono molte sostanze chimiche, tra cui ricordiamo gli insetticidi (ad esempio, organoclorurati (OC), organofosfati (OP), carbammati (CA), piretroidi (PYR) e neonicotinoidi (NEO), erbicidi (ad esempio atrazina e suoi derivati) e fungicidi (come i triazoli).  

I neonicotinoidi sono una classe di pesticidi relativamente nuova. Queste sostanze hanno una struttura molto simile alla nicotina, con effetti negativi sullo sviluppo dei neuroni. I neonicotinoidi hanno proprietà sistemiche, ovvero vengono assorbiti e si diffondono in tutta la pianta. La presenza di residui di neonicotinoidi è stata, infatti, accertata in ogni parte della pianta, inclusi il polline e il nettare. A causa della sospetta tossicità di queste sostanze per le api selvatiche e domestiche, la Commissione Europea ha posto delle restrizioni al loro utilizzo. Purtroppo, però, fino a quando non saranno definitivamente vietati, l’utilizzo dei neonicotinoidi è ancora consentito. 

L’erbicida più diffuso al mondo è il Glifosato ed agisce attraverso l’inibizione di un particolare enzima delle piante. Il suo impiego è nettamente aumentato con lo sviluppo delle colture di piante "geneticamente modificate" (OGM), in modo che le stesse potessero resistenti agli effetti del glifosato. I suoi effetti sulla salute rimangono ancora controversi, ma l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha recentemente classificato il glifosato come “probabilmente cancerogeno per le persone” (classe 2A). Il glifosato potrebbe causare interferenze al sistema endocrino in cellule umane e avere effetti sulla riproduzione. 

I fitofarmaci sono per la massima parte sostanze tossiche, persistenti, bio-accumulabili che hanno un impatto sulle proprietà fisiche e chimiche dei suoli e sono spesso estremamente nocive non solo per la salute dell’uomo, ma per l’intero ecosistema e per qualunque organismo vivente. Esistono numerose prove sulla relazione tra esposizione ai pesticidi e un elevato tasso di malattie croniche come diversi tipi di cancro, diabete, disturbi neurodegenerativi come il Parkinson, l'Alzheimer e la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), difetti alla nascita e disturbi riproduttivi. Esistono anche prove circostanziali sull'associazione dell'esposizione ai pesticidi con alcune altre malattie croniche come problemi respiratori, in particolare l'asma e le malattie polmonari ostruttive croniche (BPCO), le malattie cardiovascolari come l'aterosclerosi e la malattia coronarica, le nefropatie croniche, le malattie autoimmuni come il lupus sistemico, artrite eritematosa e reumatoide, sindrome da affaticamento cronico e invecchiamento. 

Un importante meccanismo di tossicità per la maggior parte dei pesticidi è l'induzione di stress ossidativo. Tuttavia, studi di biomonitoraggio hanno dimostrato che l'uso intensivo di pesticidi può produrre genotossicità nell'uomo. 

Quasi tutti i pesticidi rientrano fra gli “endocrin disruptors”, (EDC) ovvero “interferenti” o “disturbatori endocrini”. Queste sostanze, quindi, possono non solo esplicare effetti negativi sul sistema endocrino dell’individuo esposto, ma, agire sulle stesse cellule germinali, determinando alterazioni che si trasmettono alle generazioni successive attraverso modificazioni di tipo epigenetico ovvero una trasmissione dei danni da una generazione all'altra. 

È stato anche riferito che l'esposizione umana ai pesticidi ambientali può indurre effetti neurologici ed essere anche correlata a patologie autoimmuni della tiroide. Infatti l'uso costante di pesticidi organoclorurati aumenta anche il rischio di patologie tiroidee quali ipotiroidismo e ipertiroidismo.

Molti pesticidi, inoltre, hanno anche una azione mutagena e cancerogena. Numerosi studi hanno dimostrato una correlazione positiva tra l'esposizione ai pesticidi e il cancro, come il cancro al cervello e alla prostata. Si è riscontrato anche un aumento significativo di carcinoma mammario, carcinoma ovarico e carcinoma tiroideo in seguito all’esposizione ai pesticidi organofosfati. Diversi pesticidi sono, inoltre, neurotossici. La neurotossicità può manifestarsi con segni e sintomi gravi in ​​caso di esposizione acuta elevata o con effetti più lievi in caso di esposizione cronica a basse dosi. Si ritiene inoltre che l'esposizione ai pesticidi sia un fattore di rischio nello sviluppo di malattie neurodegenerative, come il morbo di Parkinson e di disfunzioni cognitive come la demenza ed il morbo di Alzheimer. 

Durante la gestazione e lo sviluppo postnatale, feto e bambino, rispettivamente, sono vulnerabili agli effetti delle sostanze chimiche ambientali a causa della rapida differenziazione cellulare e dei tessuti in via di sviluppo, oltre ai meccanismi di protezione dalle sostanze tossiche ancora poco efficienti. Più specificamente, anche l'esposizione a basse dosi di pesticidi è stata costantemente collegata a ridotta crescita fetale, neurotossicità, immunotossicità, disturbo da deficit di attenzione, iperattività, autismo e ridotta fertilità. Prove consistenti stanno evidenziando anche i loro effetti obesogenici.  

La crescente incidenza dell'obesità rappresenta una seria sfida globale per la salute pubblica. Sebbene l'epidemia di obesità sia in gran parte alimentata da una alimentazione ipercalorica con scarso consumo di frutta, verdura e legumi e dalla mancanza di esercizio fisico, alcune sostanze chimiche hanno dimostrato di avere un ruolo nella sua eziologia. Le sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino, ovvero Endocrine-Disrupting Chemicals (EDC), possono interferire con i processi metabolici regolati dagli ormoni, specialmente se l'esposizione si verifica durante lo sviluppo prenatale e postnatale. Queste sostanze chimiche, i cosiddetti "obesogeni", potrebbero predisporre alcuni individui ad ingrassare nonostante i loro sforzi per limitare l'apporto calorico e aumentare i livelli di attività fisica.   

I pesticidi, in particolare, sono ritenuti responsabili di gravi danni neuropsichici e comportamentali che sempre più si verificano nell’infanzia e che vanno dal deficit di attenzione ed iperattività all’autismo, fino alla riduzione del Quoziente Intellettivo. 

Un recente studio ha dimostrato come i bambini, con livelli più alti di tracce di metaboliti di insetticidi quali i derivati degli organofosfati, siano quasi due volte più a rischio di sviluppare ADHD (“Attention Deficit and Hyperactivity Disorder”, disturbo da deficit di attenzione e iperattività) rispetto a quelli con livelli di “normale” contaminazione. Altri tre recenti studi americani, condotti indipendentemente presso l’Università di Berkeley, il Mt. Sinai Medical Center e la Columbia University, dimostrano che le donne esposte durante la gravidanza ai pesticidi usati in agricoltura metteranno al mondo figli meno intelligenti della media. In particolare l’esposizione in gravidanza a pesticidi a base di organofosfati può portare i propri figli ad avere un quoziente intellettivo (QI) molto ridotto già all’età di 7 anni.

Inoltre l’esposizione prenatale al clorpirifos (CPF), un insetticida organofosfato, è associata a deficit neurocomportamentali nell'uomo e nei modelli animali.  Quindi i pesticidi possono influenzare lo sviluppo neurocognitivo dei bambini.  Inoltre è stata confermata un'associazione positiva tra esposizione ai pesticidi e leucemia infantile e questi nuovi risultati giustificano ulteriormente la necessità di limitare l'uso dei pesticidi durante la gravidanza e l'infanzia. I principali rischi segnalati per esposizione (soprattutto professionale) a pesticidi riguardano i tumori del sangue quali leucemie, linfomi Non Hodgkin e mieloma multiplo.


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